Dammi le parole

30062009

E ora dammi le parole, et maintenant donne-moi les mots. C’est ainsi que commence Mémoire du vide, de Marcello Fois.

E ora dammi le parole.

La notte dell’eccidio la luna piena, grassa e sudata, se n’era stata appollaiata per ore sulla schiena delle montagne. Pochi fili di nubi facevano l’effetto di capelli scomposti sulla sua fronte. Se n’era stata cosi la luna, a bersi l’orizzonte frastagliato come il bordo di un guscio d’uovo spaccato in due, pigra di una pigrizia quasi Morte, quasi fosse al primo sonno. Poi, a un certo punto, si era sollevata, indolente, alitando contro la terra. Una luna antica che, arcuata la schiena per sgranchirsi nel silenzio e cominciare con ritardo il suo turno, si era spalancata allo sguardo degli insonni. Cosi aveva iniziato a scialbare la campagna solleticando il pelo fosforescente delle bestie, e facendo scintillare le foglie d’erba come rasoi. Aveva attraversato le vigne incidendo contro la lastra del cielo un nero golgota di piante crocifisse. Poi era passata in paese come giungendoci per caso, viaggiatrice distratta, per rendere febbrile di luce il rosso dei tetti. E penetro’ nella malta dei selciati per farla preziosa d’argento, e scelse muri immacolati perché la riflettessero. Illumino’ gli amplessi, oh se lo fece ! Quelli leciti e quelli illeciti, ferendo con scudisciate di bianco la pelle degli amanti, infilandosi nelle fessure delle porte chiuse, insinuandosi fra le tende che si sfioravano, schizzando dagli sfiatatoi delle imposte accostate. Più in là, dove il terreno sempre è grasso di vermi, fece brillare le tombe di marmo come specchi ustori e abbatte’ al suolo nerissime ombre di cipressi sull’attenti ai bordi dei viali, per farle colare sui marciapiedi. Ah, una luna maledetta! Che sussurrava sventure, la notte dell’eccidio.

 

Et maintenant donne-moi les mots.

 La nuit du massacre la pleine lune, grasse et transpirante, était restée des heures durant juchée sur le dos des montagnes. Quelques nuages effilochés lui faisaient l’effet de cheveux décoiffés sur le font. Elle était restée ainsi, la lune, à boire l’horizon dentelé comme le bord d’une coquille d’ oeuf cassée en deux, paresseuse d’une paresse proche de la Mort, comme en proie au premier sommeil. Puis, à un certain moment, elle s’était soulevée, indolente, haletant contre la peau de la terre. Une lune antique qui, faisant le dos rond pour s’étirer dans le silence et commencer en retard sa tournée, s’était dévoilée aux regards insomniaques. C’est ainsi qu’elle avait commencé à blanchir la campagne, chatouillant le pelage phosphorescent des bêtes, faisant étinceler les brins d’herbe comme des lames de rasoir. Elle avait traversé les vignes en gravant sur le métal du ciel un noir golgotha de plantes crucifiées. Puis elle était passée au village, comme arrivée là par hasard, voyageuse distraite, pour embraser de fiévreuse lumière le rouge des toitures. Et elle pénétra le ciment des pavés pour le teindre d’argent précieux, et elle choisit des murs immaculés afin qu’ils accueillent son reflet. Elle illumina les étreintes, oh, si elle le fit ! les légitimes comme les illégitimes, blessant la peau des amants de ses blancs coups de cravache, se faufilant sous les portes closes, s’insinuant entre les rideaux qui se frôlaient, jaillissant à travers les lamelles des persiennes refermées. Plus bas, là où la terre est toujours grouillante de vers, elle fit briller les tombes de marbre comme des miroirs ardents et culbuta les ombres noires des cyprès noirs au garde à vous le long des avenues, faisant couler ces ombres sur les trottoirs. Ah, une lune maudite, qui sussurrait des malheurs, la nuit du massacre.




Memoria del vuoto

30062009

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Je commençais presque à désespérer ! De trouver, ces derniers temps,  un roman italien qui me plaise, qui soit bien écrit et dont l’histoire me captive…

Ce livre qui raconte l’histoire vraie du bandit sarde Samuele Stocchino me plaît énormément. On l’appelait le tigre d’Ogliastra.

Présentation de l’éditeur en France: Mémoire du vide est un roman historique, le récit de la vie d’un redoutable bandit sarde ayant réellement existé, Samuele Stocchino, marqué dès son enfance par un terrible destin de vengeance pour un verre d’eau refusé. Fils d’une famille de bergers, il s’engage à l’âge de seize ans et part lutter contre les Turcs en Libye, puis contre les Autrichiens pendant la Grande Guerre, et rentre à chaque fois en héros dans son village sarde. Mais rien n’y fait, le voilà définitivement rattrapé par son destin : pour venger la mort de son frère et sa famille humiliée, il devient le bandit sur la tête duquel pèse la rançon la plus élevée jamais promise, sur l’ordre du Duce en personne. Seul l’immense amour que lui porte depuis toujours Mariangela le soulage parfois, adoucissant un peu la violence qui domine toute sa vie.
Dans ce roman d’une très grande puissance, Fois manie à la perfection les différents points de vue, celui de Samuele, celui des habitants du village, sorte de voix populaire, et celui d’une instance narrative supérieure, voix d’une sagesse ancestrale. Une façon bien particulière donc de dire le passé à travers la reconstruction inquiète et fragmentée d’expériences partielles. On est fasciné par la vie de ce personnage à la fois historique et légendaire, mais aussi conquis par la force de la langue, la puissance poétique qui se dégage aussi bien des descriptions que des dialogues.

Marcello Fois, né en 1961 en Sardaigne, vit aujourd’hui à Bologne. Ayant participé au mouvement qui a redonné au roman noir italien ses lettres de noblesse littéraire, il a progressivement développé une veine noire très personnelle qui lui permet de surprendre les secrets de son île natale. Ses romans sont tous traduits dans plusieurs langues et ont obtenu différents prix italiens et internationaux.




24062009

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Alors je dessine

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Gautier

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Portrait de mon fils qui aura dix ans cet été.

 




Il pensiero è come l’oceano

18062009

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Com’è profondo il mare

Siamo noi, siamo in tanti, ci nascondiamo di notte
per paura degli automobilisti, dei linotipisti
siamo i gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri,
e non abbiamo da mangiare
ma com’ è profondo il mare
come è profondo il mare
Babbo che eri un grande cacciatore di quaglie e di fagiani
caccia via queste mosche che non mi fanno dormire, che mi fanno arrabbiare
ma come è profondo il mare
come è profondo il mare
E’ inutile, non c’è più lavoro, non c’è più decoro
Dio o chi per lui sta cercando di dividerci, di farci del male, di farci annegare
ma come è profondo il mare
come è profondo il mare
Con la forza di un ricatto l’uomo diventò qualcuno,
resuscitò anche i morti, spalancò prigioni, bloccò 6 treni con relativi vagoni
innalzò per un attimo il povero a un ruolo difficile da mantenere, poi lo lasciò
cadere a piangere e a urlare
solo in mezzo al mare
com’ è profondo il mare
Poi da solo l’urlo diventò un tamburo e il povero, come un lampo, nel cielo sicuro
cominciò una guerra per conquistare quello scherzo di terra che il suo grande cuore doveva coltivare
ma com’ è profondo il mare
com’ è profondo il mare
Poi la terra gli fu portata via compreso quella rimasta addosso
fu scaraventato in un palazzo o in un fosso, non ricordo bene,
poi una storia di catene, bastonate e chirurgia sperimentale
ma come è profondo il mare
come è profondo il mare
Intanto un mistico, forse un aviatore, inventò la commozione
che rimise d’accordo tutti i belli con i brutti, con qualche danno per i brutti
che si videro consegnare un pezzo di specchio così da potersi guardare
come è profondo il mare
come è profondo il mare
Frattanto i pesci, di quali discendiamo tutti, assistettero curiosi
al dramma personale e collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrare cattivo
e cominciarono a pensare,
nel loro grande mare
come è profondo il mare
E’ chiaro che il pensiero dà fastidio anche se chi pensa è muto come un pesce
anzi è un pesce
e come pesce è difficile da bloccare
perché lo protegge il mare
come è profondo il mare
Certo chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche
il pensiero è come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare
così stanno bruciando il mare
così stanno uccidendo il mare
così stanno umiliando il mare
così stanno piegando il mare




Sardegna

18062009

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Cesare Cremonini. Cette chanson rappelle Francesco De Gregori.

Elisabetta ha gli occhi fatti e un cuore di Sardegna, fra le mani tiene i sogni e una borsetta, e Patti sa benissimo il francese, può sembrare un pò scortese ma è cresciuto troppo in fretta. Erica è partita dispiaciuta perché un uomo l’ha ferita e ora le sta chiedendo scusa, ed io rimango solo con la luna, sperando che mi porti ancora un pò… fortuna. Ballo si accontenta di una corda, su cui fa l’equilibrista il che gli riesce molto bene. Larry è sempre il solito buonista, con le donne è un apprendista senza trucchi nè mestiere. Ed il sedere di Selene sembra fatto apposta per l’amore, Oh qua in Sardegna splende sempre il sole, anche quando è il caso di far piovere sul cuore! Le belle donne in cerca di un vestito o di un cognome, sulle barche da sceicco sembran sole. Ma io vorrei cadere fra le gambe di una donna con il viso ancora acceso di stupore. E Marta in questo senso è la migliore infatti ha il doppio mento e intorno un mucchio di persone. Qua in Sardegna regna il buonumore, anche quando è il caso di nascondere il dolore.




Billy Brouillard

18062009

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Billy Brouillard ,le don de Trouble-vue, par Guillaume Bianco

 A mille lieues de toutes les mièvreries que l’on donne en pâture aux enfants lecteurs, à des années-lumière de la nigauderie sentimentale et moralisatrice, Billy Brouillard est un chef-d’oeuvre d’humour noir, d’ironie macabre et d’intelligence. Les enfants ne sont pas ces petits êtres crédules et imbéciles à qui l’on ne pourrait parler que de féérie, de merveilleux et de rêve. Ils me semblent bien plus attirés par l’inquiétant, le bizarre, le sale, le dérangeant. Billy Brouillard est un petit garçon comme ça, comme tant d’autres il se pose des questions métaphysiques sur le sens de la vie, le problème de la mort, la disparition de l’autre et la sienne propre, bref, pour l’exprimer en termes non enfantins, sur notre finitude. Car Billy a perdu son chat, Tarzan, son meilleur copain. Il aimait bien grimper aux arbres avec lui, lui faire pipi dessus pour rigoler, le jeter dans l’eau pour voir s’il flotterait…Mais Tarzan est mort, et Billy ne comprend pas.

Les histoires de ce livre en forme de grimoire farfelu sont extraordinaires, c’est du Edgar Poe pour enfants ! Du Tim Burton en bande dessinée…Les dessins sont très beaux, délicats et originaux. C’est donc à la fois grand-guignolesque et tendre, émouvant. Regardez le sommaire, qui en dit long, et l’étrange pagination…Entre les histoires, des double pages du journal de cryptozoologie qui sont de jolis fac-similés aux pages jaunies, pleines de poésie, d’invention, ou celles de La Gazette du Bizarre, et des poèmes macabres. On est là de l’autre côté du miroir, mais dans un univers qui n’est pas féérique. On rencontre des lombrics et des mortifères, des colospandres, des serpents visqueux, des fantômes rêveurs, des vampires gentils, des petites filles assassines, toute sortes de créatures peu ragoûtantes! (parmi ces créatures nuisibles, il y a bien entendu les petites soeurs, pouah!) Ce livre est le meilleur bréviaire de la mort, c’est pour moi un chef- d’oeuvre et je pèse mes mots en disant cela,  je lui mets 20 sur 20, et je lui pardonne même, dans un poème, deux grosses fautes de français. Car pour le reste, j’ai oublié de le dire, c’est une langue très précise, élégante et riche! A avoir absolument dans sa bibliothèque et à mettre entre toutes les mains à partir de 9 ans.

Mes gros coups de coeur: la fille aux couteaux (gé-nial !) la page sur les chats et celle sur les graines de petite soeur (« tu es fils unique et tu t’ennuies, tu as besoin d’un souffre-douleur vulnérable et inoffensif, les graines de petite soeur sont faites pour toi… »)

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Je m’appelle Billy Brouillard.
J’aime la solitude et la nuit, la pluie et la mélancolie.
Mais la mort me fait peur.

Pourquoi m’a-t-elle pris Tarzan ?
Pourquoi m’a-t-elle pris mon chat ?
Qui est-elle exactement ?
Où nous emmène-t-elle le moment venu ?

Ce soir, je percerai son secret, ce soir je retrouverai Tarzan …

Je m’appelle Billy Brouillard …
J’ai un super pouvoir, une sorte de don …
Le don de trouble vue …

 

 




A bas la superstition!

16062009

Superstition: Etymologie : Lat. superstitionem, d’un verbe archaïque superstitare, protéger, de super, au-dessus, et stare, se tenir : superstitio, la crainte des dieux, le respect de leur protection, et, en mauvaise part, superstition.
Définition
Sentiment de vénération religieuse, fondé sur la crainte ou l’ignorance, par lequel on est souvent porté à se former de faux devoirs, à redouter des chimères, et à mettre sa confiance dans des choses impuissantes.

Un site à lire d’urgence, pour ne pas se laisser endormir (voire empoisonner ) par les superstitions et pour tordre le cou à toutes les idées reçues sur tout, absolument tout…  L’obscurantisme et le charlatanisme se nichent partout et menacent même les esprits qui se disent pragmatiques et rationnels. Soyons à l’affût!

http://charlatans.info

http://tatoufaux.com 

           (le tombeau des idées reçues. Sur tatoufaux tout est vrai!)

Présage: signe que quelque chose arrivera si rien ne se passe.

Ambrose Bierce, dictionnaire du diable.

La superstition, c’ est l’art de se mettre en règle avec les coïncidences. Jean Cocteau







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