La zia marchesa

12032009

zia.jpg

Simonetta Agnello HORNBY vit en Angleterre depuis près de quarante ans. Londonienne d’adoption, ses origines sont en Sicile où elle est née. D’une île à une autre…Il y a sans doute plus de choses qu’on n’imagine qui réunissent Anglais et Siciliens: à part bien sûr l’insularité, et (donc?) une certaine méfiance vis-à-vis de ceux qui viennent d’ »ailleurs », la prédisposition au silence, un certain goût pour l’ironie, la distance…

Elle avoue éprouver de grandes difficultés à écrire dans la langue de ses ancêtres siciliens, mais on ne peut être qu’époustouflé: aucune trace, dans ses livres, du dur labeur de l’écrivain. Beaucoup d’élégance, et quoique l’on pense, finalement quasi inévitablement, à Tomasi di lampedusa (déclin d’une famille de la noblesse sicilienne…) cela ne porte pas préjudice au roman. Le livre supporte la comparaison. Il est le petit-fils d’un ancêtre prestigieux.

Ce roman d’inspiration autobiographique est très réussi, ce qui est un véritable tour de force après l’immense succès de son premier livre La Mennulara (L’amandière). Il est traduit en français sous le titre de La tante marquise. Il me touche aussi, sans doute, pour une raison particulère: ma fille est rousse. Le personnage, Costanza Safamita, porte cette rousseur comme le signe d’une inacceptable différence, presque d’une infamie. On pense à Rosso Malpelo de Verga, à Jules Renard…L’enfant est rejetée par sa mère pour des raisons obscures mais elle est d’une beauté étonnante, qui dérange (en couverture du livre paru chez Feltrinelli un aperçu du beau tableau de Vittorio Corcos, un beau visage de femme à la chevelure incendiaire) et son comportement original fait jaser. Le rouge, c’est aussi celui de la terre sicilienne, flamboyante. Chaque chapitre du roman est éclairé par un proverbe en dialecte sicilien. « Pilu russu, malu pilu » (ch8), bien sûr. « Amuri, tussi e fumu nun si  ponnu teniri cilati » (ch2) « Cu si marita pr’amuri, sempri campa ‘n duluri ». (ch 52) « guarda cu sugnu e nun guardari cu era » (ch74) « Noi stessi ‘nni fabricamu li nostri miseri » (ch 41).

 

« Voglio fare questo invito a leggere questo romanzo come la storia di una diversità che non è dovuta alla provenienza sociale, come in Pirandello, perché qui la protagonista appartiene al suo mondo, ha tutti i diritti del suo mondo, ma qualche cosa la fa considerare diversa. Da questa considerazione che nasce questa, che ho già detto, tragica solitudine della protagonista che mi sembra essere una sorta di “basso continuo” di tutto il romanzo ». Andrea Camilleri au cours d’une présentation du roman en sicile en 2004, en compagnie de S.Agnello Hornby.




Marcello VITALE

6032009

Grâce soit ici rendue au très-inspiré et très savant baladin qui m’a fait découvrir Marcello Vitale: j’ai nommé Arnaud Lachambre, mon ancien professeur de guitare qui s’en est allé par d’autres chemins, battre la campagne lorraine et faire sonner ses instruments d’un autre temps. C’est lui aussi, le polisson, le sacripant, qui s’amuse à  poster des commentaires hilarants et grand-guignolesques. 

Preuve supplémentaire que la musique n’a pas de frontières… Un Lorrain pure souche me fait découvrir cet artiste du grand Sud italien, à moi qui suis allée là-bas…La chitarra battente de Marcello Vitale produit un effet envoûtant, hypnotique. Il n’y a rien à dire, juste à écouter!

http://marcellovitale.net

 




Homo videns

6032009

sartori.jpgGiovanni Sartori: « resto più che mai convinto della tesi che noi siamo sotto mutazione genetica ».

  »Sia chiaro: se vado all’attacco dell’homo videns, lo faccio senza illusioni. Non pretendo di bloccare l’età multimediale. So benissimo che tra non molto una maggioranza della popolazione dei paesi opulenti avrà in casa, in aggiunta alla televisione, un mini-computer collegato con Internet. Questo sviluppo è inevitabile e, nei limiti, utile; ma utile purché non ci faccia sprofondare nella vita inutile, in un vivere che è solo ammazzare il tempo. Dunque, non pretendo di fermare l’inevitabile. Spero però di spaventare abbastanza i genitori su cosa accadrà al loro video-bambino  da trasformarli in genitori più responsabili. Spero che la scuola esca dalla cattiva pedagogia e dal degrado nel quale è caduta, e dunque spero in una scuola atta a contrastare quel post-pensiero che sta invece aiutando »

« Entendons-nous:  si je m’attaque à l’homo videns, je le fais sans illusions. Je n’ai pas la prétention de bloquer l’ère du multimédia. Je sais parfaitement que d’ici peu une majorité de la population des pays opulents aura chez soi, en plus de la télévision, un mini-ordinateur relié à internet. Ce développement est inévitable et, dans une certaine mesure, utile; mais utile à condition qu’il ne nous fasse pas sombrer dans la vie inutile, dans une vie qui ne consiste qu’à tuer le temps. Donc je ne prétends pas faire barrage à l’inévitable. En revanche, j’espère effrayer suffisamment les parents au sujet de ce qu’il adviendra de leur video-enfant pour qu’ils se transforment en parents plus responsables. J’espère que l’école sortira de la mauvaise pédagogie et du déclin dans lequel elle s’est abîmée, et je mets donc tous mes espoirs dans une école apte à contrecarrer cette post-pensée dont elle est actuellement l’auxiliaire ».




Un mago e un gigante

3032009

Vinicio Capossela:  

Suo padre lo volle chiamare come un personaggio di « Quo vadis ?». Battezzato sotto il segno della stranezza, altro non poteva essere che una persona …diversa. Una diversità che sta anche nelle sue origini mescolate : figlio del profondo sud (genitori campani) ma nato nelle nebbie di Hannover.

E’ incontestabile l’unicità di Vinico Capossela sia come musicista sia come poeta. Ma non fa parte dei cantautori-profeti desiderosi di dare un messaggio, benché ora del profeta abbia il carisma e più volte gli sia stato assegnato il titolo di « profeta della musica italiana » (ma a lui non importano le onorificenze). Profeta non è. Concordo più con il critico  Paolo Verri che in lui vede una sorta di « Mefistofele buono ». 

Il cinema :  Le sue canzoni sono universi, mondi nuovi dai contorni fiabeschi, in cui si è invitati a penetrare. Ascoltare un suo album è come entrare in un mondo incantato, non più retto dalla ragione «qui facciamo pulizia della ragione » (in Contrada Chiavicone). E’ vivere una notte piena di sogni (o incubi) : molte volte si è sorpresi, spesso si è disorientati, si può anche essere disturbati, ma non si è mai indifferenti. Possono disturbare certi suoni, perché Capossela non cerca mai di sedurre ma si diverte a creare atmosfere. Ogni canzone è un piccolo film che scatena immagini, suppongo siano diverse per ognuno. Possono anche essere diverse a seconda del momento…

Le parole : Lui le parole le rispetta, anche se gioca con esse. E’ ovvio che le sceglie per le sonorità, e propone deliziosi accostamenti di parole, corrosivi, sorprendenti, bislacchi, che finiscono col perdere il loro senso originale, col superare la semantica. E questa è poesia pura : « si scompiscia si sganascia/ si oscureggia il Marajà : raglia tutta la marmaglia quando raglia il Marajà ». E’ solo un esempio fra tanti altri possibili. Poi c’è questa sua voce roca e graffiante, che però sa anche fare dolce e malinconica. 

 Il ritmo : Si passa da grandi slanci sinfonici a un mambo tipo anni sessanta, con un che di parodistico, perché Capossela non si prende mai sul serio (quindi non puo’ essere un profeta). Poi arrivano ritmi indiavolati, filastrocche birichine, malinconiche meditazioni, elegie, ballate notturne, influenze esotiche, orientali… Alcune evocazioni circensi anche (affiorano ogni tanto felliniane immagini e poi si pensa a Nino Rota) allegre sarabande, tutta una collezione di ritmi disparati : valzer, polka, cabaret, jazz e mambo, vecchio blues… Insomma una farandola di suoni, di tematiche, di allusioni. La musica è vortice.

 l’invenzione musicale   Le scelte strumentali, molto insolite, contribuiscono anche alla coerenza di questi universi. Così convivono strumenti convenzionali, di cui un maestoso pianoforte grancoda, ottoni, archi, e piccoli personaggi inaspettati che fanno una capatina: la pianola da saloon con la sua voce metallica, la fisarmonica dei mendicanti, un malizioso glockenspiel, il banjolino, e tutta una serie di « giocattoli musicali » o strumenti giocattolo che dir si voglia come il theremin, il mellotron, il cristallarmonio( nell’ultimo album si parla di « stumenti inconsistenti »). E percussioni, tamburi impazziti. La musica è divertimento. 

I suoi numi tutelari Tom Waits del quale ha la voce straziata. Come lui ama “gli ubriachi, i brutti, i dannati” (the drunk, the ugly, the damned). Tutti gli emarginati. Ma Capossela è prima di tutto un grande lettore. Nelle sue canzoni c’è  (tra l’altro): l’irriverenza di Alfred Jarry, la crudezza di Céline, la febbre profetica di Pasolini, l’umorismo di Calvino e la sua eleganza, l’epicità di Melville,  il caos di Bukowski, la tristezza di John Fante, la compassione di E.Lee Masters, la fame di vivere di Kerouac…

La messinscena : Non ho ancora avuto la fortuna di scoprire l’animale da palcoscenico che è ma lo vedrò il 6 maggio…La messinscena fa parte integrante dei suoi spettacoli ed è ispirata ai sideshows : mostri e stranezze, uomo cannone, cose suggestive, sbalorditive, paurose. Sempre questo gusto del deforme, del grottesco, della mostruosità in vesti mitologiche (la sua famosa maschera da Minotauro), questa poetica dell’enormità. Mi aspetto qualcosa di assieme festoso ed inquietante…. 




Canzoniere Monferrino

1032009

Ora passiamo dall’estremo sud all’estremo nord ! (dal Salento al Piemonte…)

I membri di questo gruppo piemontese:

 -Dino Bertolotti: chitarra e dulcimer
- Dario Corino: chitarra
- Renato Rossi: voce e ricercatore
- Emily: Follador Voce
- Alasio Gianluca : contrabbasso e basso
- Moro Mario: fisarmonica e voce

 Per vedere i videos e ascoltare le ballate : http://www.casttv.com/search/monferrino/1

Prinsi Raimund (gli anelli) è bellissima! Pour suivre la chanson, ne pas lire ce qui est entre crochets. Par ailleurs cette version ne correspond pas tout à fait au texte à la fin (???).

Image de prévisualisation YouTube

Prinsi Raimund a s’vòl maridé Principe Raimondo vuole sposarsi

dama gentila se chiél voi spusé vuole sposare la dama gentile

l’é pa ncur ‘n ‘an ca l’é maridé o che la guéra ai tuca già ‘ndé non è ancora un anno che è maritato ed ecco che gli tocca già andare alla  guerra
Fait a sté ca so fratelin perché i guemeisa l so bel fiulin Fa rimanere a casa il suo fratello minore perché vigili sul suo figliolino
Fait a sté ca so fratelin perché i guemeisa l so bel fiulin [O se vi dico dama gentil vuréisi fémi l’amur a mi
o no no no o prinsi ‘d Liitn mi i fas pa’s tort a mio mari
]
Prinsi di Liùn va da l’anduradur 
Il principe di Lione va dall’indoratore

per fesi fé dtii anelun dui anelun e due anelin cumpagn ad cui ‘d la Mariunsìn per farsi fare due anelloni    due anelloni e due anellini   come quelli della Mariunsin

Prinsi Raimund l’à vist a venir  Principe Raimondo l’ha visto arrivare o che nuveli’m purtevi a mi  Oh, che notizie mi portate? bunhi per mi e grami per vui Buone per me e cattive per voi
 la vostra dama l’a fami l amur la vostra dama ha fatto l’amore con me

La mia dama l’è dama d’unur l’avrà pà favi l’amur a vui la mia dama è d’ama d’onore, non ha fatto l’amore con voi

 O ma sei basta nén ad mi guardé-i si i vost dui anelin Se non vi basta ciò che dico io guardate qui i vostri due anellini

Prinsi Raimund munta a caval sensa la séla ai mancava i stivai  Principe Raimondo monta a cavallo
senza la sella, gli mancavano gli stivali

e tantu fon cum lu fasta ‘ndé i peri d’la vita i fasia tremé e tanto forte lo faceva andare
che le  pietre della città faceva tremare

La sua marna ca l’era al balcùn La sua mamma che era al balcone
 l’à vist el prinsi cl’auniva a Liùn ha visto il principe che veniva a Lione
o se vi dico dama gentil andèi ‘ncuntr’a vostro mari O se vi dico, dama gentile andate incontro a vostro marito
[Ma cus i avróni da presente o presentéi so fiulin bel ma cus i avróni da presente o presentéi so fiulin bel]
A l’à piàlu per man e per pé giù dai scale a l’à falu vulé
L’ha preso per le mani e per i piedi l’ha fatto volare giù per le scale
o pian pian pian o sur cavaier perché ‘m masévi me fiulin bel Oh, piano, piano, signor cavaliere
perché mi uccidete il mio bel figliolo?

[O tas u tas o dama gentil che altretant na faróni ad ti
o tas o tas o dama gentil che altretant na faróni ad ti
]

Tacà la dama la cùa del cava! gris’ùn Ha legato la dama gentile attaccata alla coda del cavallo grigione (ici je suis un peu perdue! ayant attaché la pauvre Mariette au cheval, il la traîne dans touts les rues de la ville pour rendre public son déshonneur)
(e tantu fort cum lu fasta ‘ndé le pere d la vila i fasia tremé e tanto forte lo faceva andare
che faceva tremare le pietre della città) version différente

O ma da già ca i ó da muri pièvi la ciav del vost cufanin Oh se ho da morire
prendetevi la
chiave del vostro cofanetto
A l’é ndùrbind cui bel cufanin finha le gioie i fas’ìu din din  Aprendo quel bel cofanetto
persino le gioie
tintinnavano

O se vi dico dama gentil pudevi ‘ncura rinvenir O se vi dico, dama gentile potete ancora  rivivere
o no no no o sur cavaiér vui iéi masami me fiulin bel

Oh no no no signor cavaliere voi mi avete ucciso il mio bel
figliolo
[Campémi giù la mia spà e cula là dal pùgn andurà quand a l’à avu la sua spà o se ‘ntel cór a s’lelu pianta] ????? :  P
rinsi Raimund l’a avu la spà o se ‘ntel cor a s’lelu pianta Quando Raimondo ha avuto la sua spada
se l’è piantata nel cuore

Per una lengua chi ò scutà mi a l’è in tre nui bisogna muri Per una mala lingua che ho ascoltato
in tre noi dobbiamo morire

Une fable médiévale sanglante et cruelle (je raconte l’histoire pour ceux qui ne parlent ni piémontais ni italien). Le Prince Raymond vient de se marier, mais à peine un an après ses noces, le voilà appelé à guerroyer. Il quitte sa gente dame en lui laissant comme gage d’amour et de fidélité  conjugale des bagues qu’il a fait faire tout spécialement chez un orfèvre . Il confie son épouse et leur jeune enfant à son plus jeune frère.  Pendant ce temps, le prince de Lion s’emploie à séduire la belle Mariusin, mais celle-ci ne cède pas .  L’amoureux éconduit  va donc se faire faire des bagues en tous points semblables à celles de Mariusin. (petite Marie)  Il rejoint Raymond  et le convainc d’une chose affreuse: sa femme est  volage, elle s’est donnée à lui.  Mais Raymond ne peut y croire, il sait sa femme  vertueuse.  Alors  ce dernier, faraud,  lui montre les bijoux: voilà la preuve irréfutable de la trahison de sa dame! Raymond , convaincu de cet outrage, s’en retourne chez  lui à bride abattue.  Un châtiment effroyable s’impose alors:   dans sa furie il  tue son propre enfant et exerce son droit de vie et de mort,  soumettant sa femme à la torture. Celle-ci, dans un dernier soupir, lui dit d’ouvrir le coffre à bijoux: les bagues y sont toujours!  Ce n’était là qu’une calomnie! Raymond  voudrait la  voir revenir à la vie mais il est trop tard.  Il se plante une épée dans le coeur. 







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